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Familicidio

familicidioCi sono ancora accadimenti, eventi, fatti che scuotono le emozioni collettive e pongono delle domande alle quali spesso è difficile rispondere con assoluta certezza. Uno di questi è l’omicidio dentro le mura di casa di una famiglia.

L’omicidio familiare è possibile sostantivarlo in familicidio, che evidenzia meglio l’omicidio tra i famŭli: moglie, figli e pater familias. I familias sono persone che abitano nella stessa casa, sono legati da vincoli di sangue e fanno parte di un casato, di una stirpe o dinastia. Il sostantivo familicidio connota in modo più circostanziato l’evento dell’atto omicidario perché mette a fuoco in modo più centrale l’ambiente, la situazione e gli attori.

Il familicidio può essere causato da agenti esterni (criminali) o interni. Il familicidio per agenti esterni avviene quando tutti i membri della famiglia sono uccisi da soggetti estranei alla famiglia, l’omicidio può essere motivato da una vendetta, da faide familiari, da opportunità come l’eliminazione dei testimoni.

Il familicidio da agenti interni è causato da un membro della famiglia: padre, madre, figlio. I motivi che portano a un familicidio interno sono vari: condizione sociale, economica, povertà, vendetta, gelosia, impotenza, disagi psicopatologici.

I fattori ambientali, sociali, economici e psicologici sono importanti e interindipendenti l’uno dall’altro. Le motivazioni di un atto di questa natura sono da ricercare tra i fattori elencati, c’è sempre un legame con questi elementi.

Quando c’è un omicidio familiare vuol dire che l’omicida sta vivendo un processo cognitivo ed emozionale distorto e distorcente - distorsione del pensiero paratassico o distorsione iperinclusiva degli operatori mentali -.

In sostanza la persona vive una condizione soggettiva distorta, tutto quello che gli sta attorno è elaborata in modo distorcente. La realtà, le condizioni affettive, economiche, sociali sono sottoposte a una deformazione; il percepito è costituito da un debordamento delle forme; le emozioni, i fatti, le relazioni sono costantemente interpretate per confermare il pensiero deformato e deformante.

L’oggetto che motiva l’azione omicida cambia in funzione di chi è l’agente dell’atto. La motivazione dell’atto omicidario della madre nei confronti dei figli o del marito va ricercata in una costellazione psicologica diversa dall’atto omicidario del padre: il ruolo, il genere sono importanti e sono distinguibili.

C’è però una costante omicidaria che è presente negli stessi attori familiari. E’ la costante dell’appartenenza, dell’unicità, dell’identità, del possesso, dell’essere una cosa unica che vive solo se riesce a stare in simbiosi con se stessa vivendo in uno stato fusionale inscindibile: l’uno non può vivere senza l’altro (uno per tutti e tutti per uno). Questo è il dato costante e di base che ricompare.

Il padre che uccide i figli, perché è in uno stato di povertà materiale, perché è senza lavoro, perché si sente abbandonato dai servizi sociali d’assistenza, è convinto che senza di lui non c’è possibilità di soluzione per i suoi figli, per la sua famiglia: lui è la vita, lui è la morte.

 

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