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Il Mondo dei Giovani e l'Isis

isisDall'altra parte della sponda del Mediterraneo c’è una guerra che è  passata da regionale a globale  e coinvolge le grandi potenze. Il rischio è grande, è ad un passo e non c’è una conoscenza  complessa della situazione. La comunicazione di massa e quella virtuale è oscurata.

A parte qualche articolo di approfondimento sulla carta stampata, sul web, in TV , l'informazione è molto stringata, il tutto si conclude con qualche comunicato inviato dai quartieri alti dei comandi o dagli apparati degli stati. Le informazioni sono limitate o censurate.

In Tunisia le rivolte iniziarono con messaggi sul web attraverso video, foto, cronache spontanee. La rete veicolava migliaia di messaggi, contaminava il word con missive, era possibile connettersi in  tempo reale con quello che stava accadendo. Le informazioni viaggiavano, erano dinamiche, attive e le persone  partecipavano.

In Iraq, in Siria il mondo virtuale è censurato, il media televisivo è costretto a sottostare ad una serie di limitazioni, il  territorio è oscurato, non è possibile conoscere in diretta mediatica  quello che sta accadendo.

I media occidentali trasmettono soltanto filmati di propaganda dell'Isis con schermate di omicidi, di sangue che terrorizzano la popolazione.

E' una doppia ambigua propaganda degli opposti. L'Isis con quelle immagini comunica la forza, l’ onnipotenza; dall'altra parte l'occidente ne fa una campagna di propaganda inversa per creare un consenso nell'opinione pubblica. Il consenso dell’opinione pubblica è indispensabile per assumere  delle decisioni di tipo militare. Il consenso è fondamentale e va preparato. Il materiale di propaganda dell'Isi è ambivalente e viene manipolato per fini di altra natura. C'è un minimalismo dell'informazione attorno a questa grande questione che spaventa.

L'opinione pubblica che sta da questa parte del Mediterraneo ritiene che quello che sta accadendo a pochi chilometri dalle proprie coste appartenga ad un altro mondo, lontano e medioevale con tradizioni che sono altre dalle proprie. Ritengono quelle guerre frutto di interessi economici, ma in particolare espressione di una cultura, di una società ancorata a tradizioni millenarie; eppure  anche lì vi sono smartphon, cellulari, iPad che sono i simboli del mercato globalizzato e globalizzante.

E' con questi strumenti che l'apparato di propaganda dell'Isis comunica con il mondo che sta sull’altra sponda, sensibilizza e attrae il mondo giovanile. Giovani dell'Australia, del Canada, della Francia, della Germania, dell'Italia sono andati a far parte dell'esercito dell'Isis.

Sono giovani che decidono di lasciare i propri genitori, i propri affetti, le comodità per abbracciare uno strumento di morte e rivolgerlo contro. Sono ventimila circa i giovani arruolati nell'esercito dell'Isis convinti di combattere una guerra giusta.

C'è in questa scelta di questi giovani una reazione dura, spietata, di denuncia e di accusa nei confronti della loro appartenenza. E' un profondo e tormentato urlo di morte che lanciano, è un grido di disperazione, di rivolta nei confronti di questa società iperopulenta, iperanonima, iperproduttiva, ipernormativa che inibisce delle potenzialità nascoste che desiderano essere trasformate in azioni creative, invece si trasformano in distruttive.

Questo bisogno di rivolta va analizzato, sviscerato. Solo così è possibile cogliere i segni trasformativi necessari di questa società.  Questi giovani sono un frammento disperato e disperante di questa società che congela l'energia vitale e prepotente dei giovani.

E' urgente uscire da questa assurda adolescenza protratta prodotta e voluta da questa società post e ipermoderna.

 

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