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Nell'aria spettri di morte

tod und lebenSi aggira per l'Europa uno spettro che appare sotto forme diverse, crea turbamento, disordine e perdita di certezze.

E' l'angoscia di morte che cammina per le strade di Bruxelles, Parigi, Roma, Milano tra i quartieri e i borghi di ogni latitudine e longitudine. La terra dell'albero della scienza, della tecnologia, della finanza è sotto scacco da giovani 'ibridi' che non si sentono  inclusi dal Totem della conoscenza perché sono posti al bordo del sistema sociale dell'inclusione e sono messi nella precarietà perenne della globalizzazione.

Per sottrarsi a questa condizione si sono allontanati per ascoltare il richiamo di un fantasma onnisciente che promette una identità forte, onnipotente che riscatta.

Il riscatto passa attraverso il sacrificio di Sé e quello degli Altri. Gli Altri sono i nemici da distruggere, da combattere perché sono la rappresentazione del male. 

La nuova identità è il prodotto della purificazione, della dismissione del vecchio abito con uno nuovo fatto su misura da un sarto che lo cuce ma evita di dare l'ago e il filo della trama del sapere.

E' il prodotto di foto istantanee, parole d'ordine, slogan, video, letture succinte di ragionamenti complessi e articolati. Il giovane 'ibrido' risente dell'identità primordiale costruitasi all'interno della propria comunità di origine che è la fonte nella quale è cresciuto per compiere i primi passi e camminare. 

Poi, come per un meccanismo schizo-paranoideo, si sono sentiti traditi, avvelenati e contaminati da un sapere amato/odiato. Si è radicata l'ambivalenza. La parola del salvifico, fatta di promesse, speranze per un mondo migliore, si è introiettata come oggetto mentale forte. E' riuscita a generare una identità contorta e deformante; per esistere deve uccidere dentro di Sé il nucleo primordiale generativo.  

Questa identità è manipolata dalla parola e dall'immaginario fantasmatico del turbante, della sciabola, del destriero, come nella favola del Genio. Se la cosa non fosse drammatica e tremenda, si potrebbe catalogarla come se fosse la risultante di una forte regressione. Ma ciò non è possibile. Come non è possibile classificare gli accadimenti con le categorie psicopatologiche di una dinamica delirante mistica, prodotta dall'elaborazione di un pensiero deformante. 

Questa identità sporca genera, riproduce, dissemina angosce di morte che produce paura, timore, e una sensazione di abbandono che fa dire in questi giorni: “ Eloì, Eloì, lemà sabactàni ? ( Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”).

E' il sentimento diffuso delle collettività, delle comunità. La bella Europa, rapita da Zeus per la sua bellezza, si sente persa, abbandonata. La lingua, la parola dei governanti è diventata afonica. Costoro non riescono a mettere insieme quelle parti identitarie fondanti indispensabili per costituire una identità europea. 

E' come se, questa vecchia Europa, non riuscendo a generare questa identità, per la paura ancestrale di una lotta fratricida,  si lasciasse dominare dal canto perverso e pericoloso delle Sirene, rischiando di cadere in uno stato depressivo. L'incapacità di prevenire il male attraverso una serie di operazioni di monitoraggio del disagio socio-economico e psicologico favorisce lo svilupparsi di condizioni di odio tra le parti sociali. Inoltre, si sprigiona un sentimento di angoscia abbandonica che causa insicurezza e perdita dell'appartenenza. Tutto questo spaventa e alimenta meccanismi di difesa collettiva che si concretizzano in barriere e fortificazioni.

Così, si rimuove la dimensione della realtà  globalizzante e si nega l'esistenza del male che è dentro la propria dimensione biologica e ambientale.

 

 

Immagine:Gustav Klimt, Tod und Leben, 1910/15 © Leopold Museum, Wien, Inv. 630

 

 

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