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Psicologia delle Migrazioni

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Migranti, droga, alcool

migranti droga alcoolSì, li ho messi tutti e tre assieme nel titolo perchè prima o poi devo anch'io fare i conti con questo problema che purtroppo riscontriamo in ogni centro di accoglienza. Nnn penso infatti che alcool e droga siano solo nei luoghi dove lavoro io, ma mi farebbe piacere un confronto con i colleghi che forse hanno saputo meglio di me cosa fare.
All'inizio non davo troppo peso alla cosa, o meglio,c'erano già tanti problemi di cui occuparsi,come le torture, le malattie, le paure per il futuro... per cui pensavo: "Sono affari loro"!

Sicuramente non mi piaceva che a tutti i problemi che già avevamo si aggiungesse anche la dipendenza da sostanze.

All'inizio avevo pensato di portarli dalla psichiatra, ma lei mi aveva detto fin da subito che non era il suo campo.
Portarli ai servizi che si occupano delle dipendenze? Ho provato anche quello, ma agli operatori di tali centri sembrava di chiedere l'impossibile, sopratutto per quello che riguardava la barriera linguistica.Fare dei colloqui in inglese e francese non era nelle loro competenze.

E così ho fatto finta che il problema non ci fosse.

In realtà ce ne accorgiamo subito se qualcuno ne fa uso, ma non abbiamo mezzi per distorglierlo.
Quello che ho capito è che molti di loro ne facevano già ampio uso al loro paese di provenienza, sopratutto se si tratta di alcool. In quanto alle droghe negano sempre, anche se ci accorgiamo dei cambiamenti a cui vanno incontro sia dal punto di vista fisico che psichico.

Ad un certo punto la loro testa sembra andare per conto proprio e ogni dialogo risulta impossibile.

A me pesonalmente suscitano molta pena, perchè so già che finiranno male.

In genere sono quelli meno acculturati a farne uso, cresciuti nelle città, ma provenienti da famiglie povere,che non sono mai andati a scuola nè hanno mai lavorato.

E dobbiamo riconoscere che nei centri è facile farsi degli adepti.

Se comunichiamo la cosa alle questure,ai ragazzi viene dato un foglio di allontanamento ed essi perdono ogni diritto di richiesta di asilo.

A noi risolverebbe il problema, ma il loro destino è segnato. Dopo due diffide non si torna più indietro. Il loro futuro non ci riguarda più.

Ho fatto molti colloqui, sia con gli alcolisti che con i tossicodipendenti. Ma mi sono accorta che anche questi tentativi sono inutili, ormai il potere delle sostanze è diventato troppo forte. Confrontarmi con altri colleghi mi darebbe un po' più di sicurezze.

Che fanno gli altri? Li allontanano di centri? Fanno richiesta per farli entrare nei centri per tossicodipendenti? Riescono a farli smettere?

Oggi dopo un lungo colloquio con uno di questi ragazzi ero stanca e demoralizzata.

Ho avuto la sensazione che fosse stata solo una perdita di tempo. Lui era completamente disorientato nel tempo e nello spazio, incapace di rendersi conto della situazione in cui si trovava.

Volevo chiedere per lui una visita psichiatrica, ma ha rifiutato. Mi restava solo il ricovero coatto, almeno per proteggerlo un po', ma non arrivo mai a questo, se non in situazioni in cui il paziente diventa talmente violento da non riuscire contenerlo.

Sicuramente è un problema su cui riflettere.Droga e alcool li tirano fuori, apparentemete, dalla disperazione, ma il finale è sempre tragico.

 

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