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Psicologia delle Migrazioni

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Shu Shagotom

SHU SHAGOTOMBenvenuto, in lingua bengalese.

L'ho ripetuto molte volte oggi quando ho incontrato per la prima volta un gruppo di ragazzi del Bangladesh che sono stati tutti accolti in una bella villetta in provincia di Varese. E' una villetta appena fuori dal paese e la presenza dei profughi non dovrebbe dare troppi problemi. Avevo già conosciuto profughi del Bangladesh, ma non li avevo mai visti nella loro quotidianità.

Sono tutti molto quieti e gentili.

Non urlano, non alzano le mani; del tutto diversi dai profughi nigeriani, gambiani, ghanesi.

Parlano lentamente e con toni di voce gradevoli. Chiedono permesso e dicono grazie. Parole mai sentite dai ragazzi delle altre etnie sopraelencate.

Ho fatto l'identikit culturale di ognuno di loro e per quanto sia risultato che sono molto attaccati alle loro tradizioni, non ho alcun dubbio che saranno capaci di   integrarsi nella nostra società.

Dalle loro descrizioni il Bangladesh viene descritto come un Paese molto povero, dove i ragazzi come loro sono sfruttati fin dall'inizio dell'adolescenza, se non prima, lavorando in fabbrica o in campagna e ricevendo pochissimi soldi come stipendio.

Sfruttati!

Non saprei come altro descrivere la loro esperienza lavorativa iniziata a nove, dieci anni nelle fabbriche e finite con la fuga dal Paese.

Certamente anche se andranno a vendere la frutta nei mercati, per le loro famiglie sarà la ricchezza.

Hanno fatto viaggi diversi dagli altri. Sono passati da Dubai, poi dalla Turchia e sono arrivati in Libia. Da lì in Italia, sui barconi, come tutti gli altri.

Stranamente in Libia non hanno subito torture. Hanno sempre lavorato e la sola cosa di cui si lamentano è di aver avuto dei padroni troppo cattivi, nel senso che venivano  pagati  molto poco e lavoravano fino a venti ore di  fila.

Finché non hanno avuto il denaro per il viaggio in mare.

Non posso dire che avessero l'aria felice, ma serena sì. E i loro pensieri vanno sempre alle famiglie lontane. Sono desiderosi di imparare l'italiano e trovare un lavoro per poter inviare i soldi a casa.

Sono sicura che ce la faranno.

Li ho visti determinati, non disperati!

 

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