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Dipendenza, ansia, insoddisfazione (148335 )

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on . Postato in Dipendenze e Abusi | Letto 709 volte

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Fabio, 34

 

Gentile Dottore,
Invio questa richiesta perchè temo di non avere il "giusto controllo", di aver preso un andazzo di gestione e sopportazione di alcune problematiche irrisolte da tanto tempo.
Non so bene come esprimere ciò che sento, ci proverò come posso: La mia vita è fatta di alti e bassi frequenti ed a volte incontrollabili e poco riconducibili ad avvenimenti o motivi "reali nel presente".
Cerco di ottenere qualcosa, senza non sono felice. Ho le capacità per ottenerlo, lo ottengo, passo un bel periodo felice e mi sento bene. Dopodichè, a lungo termine,come svanisce la felicità iniziale (come è normale che sia) non rimane però la sereninità.
Inizio pian piano ad essere insoddisfatto, sento nuovamente e continuamente la mancanza di qualcosa, mi isolo, mi allontano.
Ed ecco che rincominciano i problemi. Perchè quando sono solo, sono autodistruttivo, bevo diverse bottiglie di birra per calmare l'ansia che sento dentro e per cercare una visione più "romantica" della vita.
Non mi sento capito da nessuno.
Anche se ho la fortuna di essere una persona sensibile e dolce, e quindi di circondarmi di persone speciali, dopo un po' torno al punto di partenza e le allontano. Loro vedono la mia reazione e non capendola si allontanano. E sono sempre più solo.
Ho appena interrotto una relazione di 3 anni di convivenza, ho anche comprato casa, ci credevo.
Ho smesso di cercare tante "fughe dalla realtà" come le sbronze del sabato sera, il sesso facile etc. etc.
Ci credevo, ho dato tutto me stesso, stavo bene. Ma anche in questo caso, dopo un pò ho iniziato a sentire la mancanza di qualcosa, mi sono allontanato per non mostrarla, e sono finito per rimanere a bere qualche birra dopo il lavoro con i colleghi.
Arrivavo a casa brillo per contrastare la monotonia. Me ne sono accorto, ho smesso.
Ma l'insoddisfazione è rimasta. Ed allora sono iniziate le liti, il prendermela con chi avevo di fianco (persona splendida) perchè nel mio star male divento cieco e vedevo in lei la causa del mio entusismo che si spegneva.
E via con una birretta in terrazzo dopo il lavoro, poi due, se litigavamo anche 3 o 4.
Finchè non si è rovinato tutto, la vedevo distante, infelice. E l'ho lasciata andare, meritava di stare meglio, ed io forse devo star solo per superare i miei demoni prima di stare con qualcuno.
Ma non so veramente da dove iniziare...
La prego di non consigliarmi semplicemente uno psicologo/psichiatra. Vorrei un parere diretto, anche se capisco non ha tutti gli elementi.
La ringrazio,
Saluti

Caro Fabio,
Ci descrive una vita fatta di tante cose buone, capacità, relazioni, ma di altrettanta insoddisfazione, come se nulla fosse sufficiente a far fronte al baratro che alberga dentro di lei!
Sì, si percepisce un baratro, una voragine che divora tutto e rende nullo qualsiasi cosa, qualunque tentativo esterno, qualunque buona tappa raggiunta.
Lei chiede, implora di non consigliarle solo uno psicologo/psichiatra, come se da una parte intuisse molto bene qual è la via per la soluzione, ma dall'altra come se avesse una gran paura, come se avesse bisogno di essere rassicurato, come se volesse un paracadute prima di buttarsi.
Non so quale sia la sua paura e quale la domanda, cui cerca risposta qui, ma se la sua domanda è "Ne usciro? Ce la posso fare?"
La risposta è sì, se vuole ce la può fare.
La sua vita è contraddistinta da vuoti, da incapacità emotiva a stare con tale vuoto e da difficoltà a trovare una risposta interna, ma lei ci mostra anche ben chiaramente la sua capacità di vedere, di essere lucido e di distanziarsi quel tanto che basta, per vedere la propria condizione da una giusta distanza, questo è un buon segno.
Quindi, ci sono mancanze e immaturità psichiche e relazionali, ma anche la forza e la capacità per andare oltre.
Questo mi dice che se lei vuole, se si impegnerà a sufficienza, riuscirà a stabilire un rapporto con sé stesso e con gli altri diverso, maggiormente maturo, una tolleranza delle frustrazioni e una capacità di fermarsi ad ascoltare e a riflettere.
Questo la metterà maggiormente in contatto con sé, con i suoi bisogni e con le soluzioni costruttive.
Perché quello che si vede chiaramente, è che nel momento dello stress, si chiude e si "ubriaca", annebbia la sua consapevolezza, per non sentire e non pensare, come se non si fidasse della sua capacità di tollerare il dolore e la delusione.
Probabilmente, c'è anche un problema con la rabbia e l'affermazione di ciò che realmente desidera.
Un passo ulteriore, lo può trovare chiedendosi, quale reazione ed emozione emerge dopo le sue 3-4 birre.
Come si sente?
Triste? Depresso? Euforico? Aggressivo?
E anche rispetto alle droghe, cosa predilige, quelle che tirano su o quelle che calmano?
Quello che viene fuori, le fornisce la misura di ciò che è tarpato, che fatica ad uscire e si mostra in massimo grado, sotto uso di sostanze.
L'alcool in particolare, mette in vetrina quanto si nasconde nel profondo.
Per cui, penso che lei sia spaventato ma anche pronto per prendere in mano sé, del resto ha già perso la sua compagna, il rischio è di continuare a perdere persone, occasioni, cose, progetti, lavori e soprattutto di perdere sé!
E' duro iniziare, affidarsi a qualcuno e fidarsi fino in fondo, ma è l'unica via, l'unico modo per iniziare a fidarsi di sé.
Chiedere aiuto, ammettere di avere un problema, permette di trovare lucidamente le risorse per andare verso una condizione maggiormente serena e sana!
Coraggio, compia il primo passo Fabio!

 

(Risponde la Dott.ssa Costantini Sabrina)

Pubblicato in data 27/12/2012

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