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Male di vivere (1450446657422)

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le risposte dellespertoMirò, 32

 

D

Buongiorno, è la prima volta che parlo con qualcuno di questa situazione da cima a piedi.

Innanzitutto mi presento: ho 32 anni e vivo con quello che è il mio fidanzato da 14 anni. Sono avvocato ed ho anche hobby molto appassionanti che mi danno tante soddisfazioni.
Messa così, tutto bene.

Il problema è che da sempre ho desiderato di non essere mai nata. Non c'è un perché specifico ed il punto è proprio questo.
Ho una famiglia splendida, che mi ha fatto forse avere un'infanzia troppo bella per riuscire a digerire tutto quello che c'è al di fuori della casa. Sin da bambina, nel cuore della notte, scoppiavo in lacrime in notti insonni pensando al giorno in cui i miei genitori non ci saranno più. E' una cosa che non credo sia normale ed è qualcosa che non ho mai smesso di fare.

Attualmente vado avanti nella mia vita per "cose che vanno fatte": devi trovarti fidanzato, laurearti, trovare un lavoro... Essere quella che per la società è una donna realizzata. Difatti credo che molti mi invidino perfino. Ed io sono una donna che comunque è cocciuta, tenace, anche forte. Mi piaccio e piaccio esteticamente; e non credo neppure di essere stupida. Non sono una che si abbatte neppure di fronte all'obiettivo più duro ed è raro io non riesca a raggiungerlo, però poi quando mi fermo mi domando: che senso ha? Ok, ho soddisfazioni qua e là ma... Sono arrivata a pensare che forse è meglio se sono sola. Alla fine tutti ti deludono, sempre. Nessuno ti dà mai quello che vorresti, anche se tu hai dato tutta te stessa, tutta la tua vita, tutte le tue emozioni. Faccio sempre questo: dono tutta me stessa, fino all'ultima delle mie risorse, e poi resto delusa.

Ad oggi gli unici a cui credo sia giusto dedicare la propria vita sono i miei genitori e sono anche arrivata a pensare che se torno a casa, mi godo gli ultimi anni (mio padre ne ha 70. Magari ne vive altri 30, ma io non voglio farlo vivendo a km di distanza. Sì, vivo lontano da casa per stare col mio compagno: scelta che ho sofferto molto e che non sono sicura di aver ancora metabolizzato nonostante siano passati 8 anni) e poi posso anche smettere di vivere.

Io non voglio suicidarmi, l'ho pensato spesso, ma in fin dei conti non voglio... Anche se credo di non volerlo per non far dispiacere ai miei genitori. Tutto il resto è irrilevante, a nessuno fregherà niente se io esisto al mondo oppure no.

Vorrei a questo punto capire se soffro di qualcosa come depressione, se devo fare qualcosa o se è il normale male di vivere che devo imparare a tollerare.

Non mi ero mai trovata a pensare che, tutto sommato, la scelta migliore è smettere di vivere. Non fare figli, non costruire. Vivere in funzione dei miei genitori ed andarmene quando se ne saranno andati loro.
Non ho fratelli, né nonni, né niente. Sono loro la mia famiglia ed è con loro che la farò finire.

 


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R


Gentile Mirò,
da quanto scrive sembrerebbe che lei soffra molto e che tutti i suoi sforzi siano orientati a soddisfare le aspettative, implicite e/o esplicite, dei suoi genitori, in particolare di suo padre. Sembrerebbe che anche la relazione con il suo compagno non risponda ad un suo desiderio di costruire un progetto di vita in due, ma apparirebbe come un conformarsi ad un modo non completamente condiviso da lei.

L'affastellarsi di delusioni in casi nei quali c'è una forte asimmetria fra il coinvolgimento suo e quello degli altri potrebbe essere la spia di una modalità oblativa che probabilmente connota molti suoi comportamenti. L'affermazione: "Ad oggi gli unici a cui credo sia giusto dedicare la propria vita sono i miei genitori e sono anche arrivata a pensare che se torno a casa, mi godo gli ultimi anni (mio padre ne ha 70. Magari ne vive altri 30, ma io non voglio farlo vivendo a km di distanza." rientra nella medesima modalità.

Ora il tema è cercare di comprendere quali ragioni antiche e profonde sono alla radice di tali comportamenti. E' un lavoro lungo complesso e talvolta doloroso, ma indispensabile per poter vivere una vita piena e ricca di soddisfazioni.

Oggi le sue "soddisfazioni" sembrano solo quelle di sentirsi adeguata ad aspettative altrui. Un' ipotesi da manuale e quindi non so se adatta a lei, è che sia vittima di un angoscioso senso di colpa... Per capire credo che le sarebbe utile l'aiuto di un professionista esperto ( da scegliere fra gli psicoterapeuti iscritti all'ordine degli psicologi della sua regione, magari privilegiando che offre il primo colloquio gratuito) per avere un quadro della sua situazione e vedere come poter cambiarla.

Per ora, augurandole ogni bene, la saluto.
S. Bertini

 

(a cura della Dottoressa Susanna Bertini)

 

Pubblicato in data 08/01/2016

 


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Tags: genitori senso di colpa suicidio delusioni male di vivere aspettative modalità oblativa

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